
| DELLA CULTURA... SESTESE |
|---|
| Posted on Fri 01 May 2009 by redazione (158 reads) |
|
15 aprile 2009 Riprendo un articolo che, sul vostro giornale, celebrava i 150 anni di “cultura” della libreria Tarantola. Mi permetto qualche osservazione meno ossequiosa. Il termine cultura ha perso da tempo il suo abito elegante. Oggi molti avvenimenti e situazioni diventano culturali, il cibo e il vino ad esempio, la cura del corpo e il vivere ecologico. E questo contribuisce a rendere la parola un po' retorica, una specie di bozzolo vuoto. Premetto che è lontano da me ogni intento polemico. Credo che le vetrine della libreria suddetta siano una buona immagine di questo svuotamento, decine di copie dello stesso libro, si allineano creando effetti ipnotici sui passanti, forse anche curiosi... Eppure ci dicono che vengono stampati 180 libri al giorno in Italia. Ma chiaramente non tutti i volumi possono ambire a questi spazi nobili. Mi occupo da tempo di libri e poesia, ho questa pretesa, e da qualche anno sono un microeditore. Voglio qui ricordare un episodio, da cui non traggo alcuna conclusione, mi limito a citarlo. Qualche tempo fa, il nostro ufficio stampa, con ingenuità, si è rivolto alla libreria Tarantola al fine di lasciare in esposizione alcuni volumi e, magari, presentare al pubblico. La risposta è stata questa: noi presentiamo solo autori famosi... Che mi sembra una chiara volontà “culturale”. Più recentemente, l'altro baluardo culturale della città, anch'essa di lunga e seria tradizione, la libreria Presenza, ha respinto la nostro offerta con una motivazione similare, ma più campanilistica: preferiamo esporre libri di autori locali, cittadini... Sono da sempre un estimatore dell'ironia e certo queste repliche ne sono un'espressione molto vivace. Non sono spinto dall'acredine, ci tengo a scriverlo, e il rancore è il sentimento più lontano dalla mia indole. Credo però che la serietà debba essere un tratto distintivo per chi si occupa di cultura e libri, anche se oggi questi ultimi sono valutati, ahimé, alla stregua di una merce qualunque. Del resto molti libri non sono altro che spot pubblicitari (ne utilizzano le tecniche, finemente), senza alcun valore letterario e nessuna raffinatezza. Ampliamo subito il discorso. Nella nostra città operano case editrici ad. es. Mimesis che si occupa di filosofia, vivono poeti come Gigi Medri, e altri più giovani come Aldeni e Luise, già premiati e riconosciuti anche all'estero, esistono sicuramente pittori e artisti di valore, giovani fotografi, ci sono state riviste prestigiose come Confini, diretta con vigore e intelligenza da Paolo Lezziero. Esiste quindi un presente assai vivace e un passato culturale forse dimenticato troppo presto. Un tessuto vivo e disperso, che andrebbe messo in risalto e riconosciuto pienamente, evitando la presunzione, la supponenza ma anche l'assoluta indifferenza. Nello stesso articolo viene citato il premio Bancarella. Dall'Albo d'oro ho tratto gli ultimi dieci premiati, dal 2008 a decrescere: Manfredi, Schatzing, Vitali, Carofiglio, Vespa, Appiano, Di Somma, Camilleri, Connelly, Follett.. Nel passato invece hanno ricevuto il premio: Kolosimo, Fallaci, Singer, Guareschi, Pasternak, Hemingway... Lascio alla sagacia dei lettori giudicare questo aspetto, io sono troppo legato ad un'idea di letteratura che poco ha a che fare con il mercato del libro. Grazie per l’attenzione. Buona vita. Gilberto Gavioli edizionidelfoglioclandestino.it |
| Index :: Print :: E-mail |
I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.


