
| La memoria è conoscenza, quindi libertà |
|---|
| Posted on Fri 15 May 2009 by redazione (233 reads) |
|
Al termine del pellegrinaggio del 8/11 maggio 2009 in cui abbiamo visitato i lager di Hartheim, Gusen e Mauthausen, ricordando i nostri 231 caduti dell’Area Industriale di Sesto San Giovanni, la mente mi si affolla di qualche riflessione. Mi viene in mente la proposta di un disegno di legge, la n.1360, dell’autunno scorso, in cui si volevano parificare i partigiani, i resistenti, i deportati con gli aderenti alla RSI, con medaglie e vitalizio annuale. A Gusen e Mauthausen abbiamo parlato con molte persone di altre nazioni, con deportati, familiari e moltissimi giovani e continuano a stupirsi di come sia possibile che in Italia vengano fatte proposte simili. E’ proprio questo clima astorico o,peggio ancora, antistorico, che fa dell’Italia l’anello debole delle nazioni europee. E’ già la terza volta che viene tentata questa parificazione o riconoscimento e dobbiamo, per ora, tirare il fiato perché quest’ultima proposta è stata ritirata. Non possiamo però essere tranquilli. Ritorneranno alla carica. Ma si rendono conto costoro delle grosse responsabilità che si assumono nel lanciare questi messaggi verso i giovani? Ma che generazioni vogliono quando già i giovani sono rapinati dalla memoria e nelle scuole si parla ancora troppo poco della Resistenza e della deportazione. Dare un messaggio in cui tutti, indistintamente, hanno le loro responsabilità e i loro meriti, non distinguendo, è fare della storia una melassa in cui non si capiscono più le scelte che ognuno doveva fare. Un messaggio del genere è devastante. I deportati e i resistenti non erano persone eccezionali ma persone normali che hanno vissuto un periodo eccezionale della nostra storia e hanno saputo da che parte stare. Il manifesto clandestino degli scioperi del marzo ’44, oltre alle richieste economiche, chiedeva ben altro e infatti il volantino si concludeva così: ”Né un uomo né una macchina in Germania”. I lavoratori non solo quindi volevano pane e latte per i propri bambini ma la fine della guerra, la fine della dittatura e l’uscita dal nostro territorio dell’esercito invasore. Insomma da un lato la conquista della pace ma anche che le macchine dovessero rimanere nelle nostre fabbriche e non portate in Germania, perché era dalle macchine che iniziava la ricostruzione del nostro paese. La Resistenza è come un grande albero con tanti rami in cui non vi sono stati solamente i partigiani, i deportati, le donne ma anche coloro che, nascostamente, hanno fornito assistenza, cibo, soldi, domicilio a coloro che dovevano sfuggire agli arresti. Questo è stato il grande substrato della Resistenza di cui pochi ancora parlano. Padre Turoldo diceva che le “ Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana e Europea” dovevano stare accanto alla grande Bibbia. L’Aned che dal 1954, ininterrottamente ogni mese di maggio travalica le Alpi per giungere nei lager nazisti, continuerà in questa politica della memoria perché se si ha memoria si ha conoscenza e se conosci sei libero. Sul portone d’entrata dei lager c’era scritto “ Arbeit Macht Frei” – il lavoro rende liberi – ma noi vorremmo che fosse scritto “ la cultura rende liberi”. maggio 2009 |
| Index :: Print :: E-mail |
I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.


