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Dall'inferno dei lager una lezione attuale
  Posted on Fri 15 May 2009 by redazione (338 reads)
Perché un viaggio nei lager? Perché ripercorrere i luoghi della deportazione di tanti operai sestesi colpevoli di aver partecipato al grande sciopero del marzo 1944, organizzato clandestinamente per porre fine alla guerra e bloccare la produzione bellica? Perché recarsi al memoriale di Gusen, dove solo un forno crematorio e uno scolatoio rimangono a testimoniare che qui la morte avveniva per sfinimento, per fame, per condizioni igieniche inumane, botte e ogni genere di sopruso. Perché varcare l’imponente cancello di Mauthausen, ripercorrere i luoghi della disumanizzazione, con la svestizione da abiti, peli, capelli, effetti personale, tutto ciò che fa di un uomo un individuo distinto e distinguibile per renderlo uno stuke, un pezzo numerato, da spremere fino alla morte nelle cave di granito?
Venerdì 8 maggio sotto un bel sole primaverile 220 persone hanno seguito la propria risposta a questa domanda, salendo i gradini dei 4 bus che da via fante d’Italia si preparavano a varcare le Alpi. Destinazione: il sistema concentrazionario di Mauthausen. Nel lungo tragitto di andata il pensiero si ferma su quei deportati nei vagoni piombati inconsapevoli della loro destinazione, del loro futuro, sradicati dalla loro quotidianità, strappati alle loro famiglie. Scorrono i video e le testimonianze che gli organizzatori delle associazioni ANED e Ventimila leghe hanno scelto di proporre ai viaggiatori per introdurli ai luoghi da visitare. Prima di varcare il confine ci viene ricordato che anche a Bolzano c’era un campo di concentramento dove i deportati venivano portati in attesa di essere smistati nei lager d’oltralpe. E qui sentiamo i primi nomi di deportati dell’area industriale sestese che vi morirono, nomi antichi legati a fabbriche che oggi non esistono più, operai della Breda, della Falck della Pirelli, solo per nominare quelle più grandi. E’ una sorta di liturgia laica, che si ripeterà all’avvicinarsi di ogni lager, è un modo per sottolineare che dietro alle cifre di cui parla la storia, ci sono state delle persone che oggi rivivono nel nostro ricordo.
Sabato nove maggio entriamo nel vivo del nostro viaggio, prima tappa Hartheim uno dei sei luoghi europei dove si consumò il segretissimo progetto T4 che prevedeva l’eliminazione dei cosiddetti “pesi morti della società”: disabili psichici, fisici, inabili al lavoro dunque improduttivi ed inutili. Giorgio Oldrini, sindaco di Sesto San Giovanni, inaugura la nuova targa che ricorda i morti sestesi, una targa che aggiorna la vecchia alla luce della ricerca storica effettuata dal presidente dell’ANED di Sesto San Giovanni, Giuseppe Valota. Emozioni forti sottolineate dal violino di Mariela Valota, nipote del deportato Guido, anch’egli musicista e morto lungo le marce della morte nei pressi di Steyr. Riprendiamo il percorso che nel pomeriggio ci porta a Saint Georgen, un comune che sorge nei territori dove un tempo erano i sottocampi di Mauthuasen, Gusen I e II. Qui veniamo accolti dalla cittadinanza per assistere alla presentazione del GusenAudioweg, un coraggioso progetto dell’artista austriaco Christoph Mayer, nato a St. Georgen e laureatosi all’università delle arti di Berlino. Il progetto è stato concepito con l’intento di sottrarre all’oblio la memoria dei luoghi dove un tempo si trovavano i tristemente noti sottocampi di Mauthausen: Gusen I e Gusen II (in Alta Austria).
Seguendo il percorso audio (attraverso un I pod che potrà essere ritirato presso il centro di documentazione di Gusen, all’interno del memoriale) una voce guiderà attraverso la piacevole zona residenziale che oggi sorge sul vecchio lager di Gusen e che custodisce ben poche tracce di quel luogo di morte ed orrore che fu un tempo. Si potranno ascoltare testimonianze autentiche di sopravvissuti, di testimoni che vivevano nei pressi del campo, così come di persone che oggi abitano la zona residenziale, di soldati dell’aviazione tedesca oggi in pensione e di SS che furono di stanza nei lager.
In questo modo si potrà ascoltare ciò che oggi non è più visibile. Si vedrà il luogo così come si presenta oggi con le voci ed i suoni di un tempo e i testimoni che raccontano vicende altrimenti cancellate. Il progetto è stato realizzato avvalendosi di un equipe multidisciplinare, attori che leggono le testimonianze, musicisti, storici tecnici del suono, consulenti storici e psicologi, così da poter accompagnare il visitatore in una esperienza sensoriale e di conoscenza profonda e completa.
L’idea di Mayer ha riscosso molto successo in tutto il mondo, per la capacità dimostrata di recuperare la memoria di luoghi cancellati ed è stata supportata dalle associazioni di ex deportati che hanno collaborato alla realizzazione, dal ministero degli interni austriaco, dal consiglio federale dell’Alta Austria, dalla comunità di Langenstein, dalla comunità di St. Georgen sul Gusen, dal comitato del memoriale di Gusen, dall’associazione culturale “Tribune” ad altri partners che insieme ne hanno finanziato la realizzazione.
Il percorso è oggi già udibile in lingua tedesca e inglese. Lo scorso anno l’ANED di Sesto San Giovanni, che da anni tiene rapporti con le associazioni e comitati austriaci impegnati a salvaguardare la memoria di Gusen, è stata coinvolta nella realizzazione del percorso in lingua italiana, fornendo testimonianze e interagendo con l’amministrazione di Sesto San Giovanni nella persona del sindaco Giorgio Oldrini, per finanziare parte del progetto che verrà ultimato in ottobre. Ci rechiamo dunque sui luoghi visti nel filmato di presentazione e la dicotomia tra la tranquillità del luogo residenziale e la muraglia che contiene il crematorio lascia una inquietudine che trova voce nelle parole di uno studente quando si chiede ad alta voce come si possa vivere con le finestre che si affacciano su tanto orrore. E’ una delle tante domande che affiorano nelle nostre menti e che ci accompagneranno nel corso del viaggio, riemergendo nelle conversazioni serali magari davanti ad una birra.
La domenica la trascorriamo tutta a Mauthausen. Salendo con il bus, vediamo la fortezza stagliarsi sulla collina che i deportati percorrevano a piedi con le loro valigie. E’ una visione sinistra e grigia, la natura intorno è esplosiva, il sole batte forte ma i brividi scorrono comunque lungo la schiena. Formiamo il corteo per prepararci all’ingresso ufficiale, con davanti i labari dei comuni e le autorità. Varchiamo il portone. C’è tanta gente proveniente da tutta Europa, ognuno si prepara a celebrare la cerimonia davanti al proprio monumento e poi a sfilare nella manifestazione internazionale. Ognuno ricorderà nella propria lingua, con la propria musica e con il proprio credo religioso il giorno della liberazione, 5 maggio 1945, la riconquistata libertà e la speranza di vedere nascere dall’esperienza terribile del lager un’Europa di pace e solidarietà sociale. Questo infatti leggiamo nel “Giuramento di Mauthausen”, stilato da un gruppo di sopravvissuti di tutte le nazioni subito dopo la liberazione. Quelle parole declamate tutti insieme prima di uscire dal campo e dopo averlo visitato grazie alla testimonianza dell’ex deportato Angelo Ratti e dei membri dell’ANED, sembrano continuare a vibrare nell’aria, volteggiano sopra i monumenti che oggi sorgono dove un tempo erano le baracche delle SS.
Il mostro è stato sconfitto. Ma il Giuramento ci rimane come monito, chiaro testamento civile e morale, parole che parlano di fratellanza tra gli uomini e le donne di tutto il mondo, di eguaglianza e giustizia sociale. Certo il mostro è stato sconfitto una volta ma l’attualità ci dimostra che la barbarie è sempre in agguato sotto molteplici spoglie diverse. Ora abbiamo visto e toccato, abbiamo gli anticorpi per riconoscerla e in questi giorni siamo diventati testimoni di una storia che davanti all’ingiustizia non ci permetterà di voltare lo sguardo altrove.

maggio 2009
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