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Risposta di Vasco Pasqualini
  Posted on Mon 11 Feb 2008 by ulissegio (429 reads)
Caro Paolo,
solo con notevole ed incolpevole ritardo (il tuo intervento su Nuova Sesto del 5 novembre mi è stato segnalato solo ieri da un amico del Tenebiaco) ho il piacere e il dovere di onorarti di una risposta a quanto hai scritto nella tua lettera al giornale e che riguarda una mia “sciagurata” affermazione, contenuta nella lunga introduzione, troppo lunga, ahimé, che appare nel libro che raccoglie le poesie di Gigi Medri, la cui amicizia, purtroppo non antica come la tua, è per me tuttora motivo di intensa soddisfazione ed orgoglio. Cercherò di farlo nel modo più sintetico possibile, evitando così di farti perdere tempo.
Devo confessarti il mio rammarico ed anche un po’ di disappunto per quello che hai scritto, perché ho la netta sensazione che, se non hai frainteso il mio pensiero, ne hai per lo meno forzato non poco il significato… e tutto ciò mi dispiace. Ti conosco da tempo attento lettore ed anche scrittore e critico fine e preparato (non ho dimenticato la recensione che hai avuto la gentilezza di dedicare al mio libro, uscito qualche anni fa, nel quale ricordavo la figura di mia moglie Angela: un pezzo davvero da antologia, che confermava le tue doti davvero ammirevoli che del resto già conoscevo dai tuoi interventi dedicati alle poesie di Gigi, e non solo da quelli); se c’è stato questo equivoco, non v’è alcun dubbio che la colpa sia mia, perché non sono stato abbastanza chiaro. Cercherò ora di riparare con qualche spiegazione che devo a te come amico stimato ed a me come imputato a cui non può negarsi il diritto ad un minimo di difesa.
Mi hai accusato di aver perduto “il controllo”, presumo delle mie capacità razionali, e di aver voluto “strumentalizzare politicamente l’omaggio” che gli amici del Tenebiaco ed il Comune hanno sentito il dovere di assicurare a Medri, pubblicando la raccolta delle sue poesie. E tutto questo per aver detto, forse non felicemente – perché non ammetterlo? - e poi anche scritto nella mia prefazione : “e poi danno il Nobel a Dario Fo!” (non come hai scritto tu: “Ma come, hanno dato il Nobel a Dario Fo?”, che ha un significato profondamente diverso e ad un lettore attento ed acuto come te questa differenza non può sfuggire). Come ho precisato nell’incriminata pagina, era lontana mille miglia dal mio pensiero l’idea di mettere in discussione il Nobel assegnato a Fo e nemmeno era mia intenzione, come affermi anche tu, di fare improponibili confronti tra due “grandezze” non paragonabili: credevo di essere stato chiaro e per me il discorso finiva lì… ma tu hai voluto andare oltre e leggervi anche quello che non c’era. Non c’è una sola parola tra quelle che hai scritto a proposito della figura e dell’opera di Fo che io non condivida: è stato nel suo genere un grande innovatore, ed è l’unica cosa che mi interessa; che abbia “portato avanti tutto un suo discorso ideologicamente orientato” (si dice così, no!?) era suo diritto e mi guardo bene dal metterlo in discussione. Non è il “comunista” e nemmeno il “pirla” che mi interessa di Fo, ma la sua figura ed il suo ruolo all’interno della storia letteraria, della quale hanno fatto parte anche Carducci, la Deledda, Pirandello, Quasimodo, Montale e, dopo Fo, Luzi: niente altro. Allora la conclusione è una sola: non io l’ho buttata in politica, ma tu, che mi accusi di eccepire sulla legittimità del Nobel assegnato a Fo per motivi politici. Mi sia permesso domandarti: da che pulpito viene la predica? Da uno politicamente non al di sopra delle parti (legittimamente) che avanza la sua critica su di un giornale altrettanto legittimamente non al di sopra delle parti. La cosa non è certo scorretta (figuriamoci se certe cose non le capisco !) ma spiega forse qualcosa in più. Sai, quando mi sono occupato di quei signori di cui sopra, l’ho fatto con l’entusiasmo che il loro spessore letterario mi ha trasmesso e se nei confronti di Fo quell’entusiasmo non c’è stato e tuttora non c’è, non dipende dalla sua collocazione ideologica, che non mi interessa nel momento della valutazione del suo ruolo nella storia della letteratura, ma dal fatto che quel genere di letteratura drammatica (è teatro, mica solo cabaret, no?) non mi coinvolge come mi succede per la poesia, e Gigi Medri è un poeta vero, non un insipido e presuntuoso verseggiatore. Tutto qui.
Prima di concludere con la rituale stretta di mano – ci tengo e lo sai - vorrei farti una domanda alla quale attendo risposta: come mai al grande Ungaretti non è stato assegnato il Nobel ? Io la risposta ce l’ho, e non è quella di chi fa parte di una “cricca di critici laureati”, ma solo di uno che non vive sulla luna e che critico non si considera, ma - come ho scritto chiaramente – un appassionato cultore della poesia che per anni ha cercato di far capire e guastare a centinaia, forse migliaia di allievi, i quali ricordano che nei “Limoni”, Montale non parla di critici laureati, ma di poeti, (ed uno di questi è proprio Fo, laureato a Stoccolma) ed è superfluo ricordarti cosa intendeva il grande poeta con quell’aggettivo, perché lo sai benissimo da te.
Con amicizia e stima,
Vasco Pasqualini
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